Puntata n. 378

I dolori del povero trader (Seconda parte e fine)

1

L'idea della settimana (378)

I (pochi) traders davvero professionisti che hanno avuto successo, hanno in comune le stesse decisive caratteristiche:

1 Lo hanno fatto con i soldi degli altri;

2 Lo hanno fatto per un periodo breve;

3 Lo hanno fatto da professionisti, conoscendo alla perfezione le regole e la mentalità di un mercato molto ristretto. Come dice Bohr.

Aggiungo: conoscendo benissimo il ruolo delle agenzie di rating, dei tassi d'interesse e delle banche centrali, e l'importanza dei regimi fiscali in cui si trovano ad operare.

Ci sono tante altre manie dei traders e potrei continuare molto a lungo. Ma mi fermo qui per non infierire.

Ricordate sempre che è gioco d'azzardo e non ha nulla in comune con l'investimento.

Se nel gioco d'azzardo non riuscite a capire chi è il 'pollo', inevitabilmente il 'pollo' siete voi.

Il vero investimento è tutta un'altra faccenda. Per almeno tre ragioni principali e fondamentali:

La prima: il tempo. L'investitore guarda al medio e lungo termine. Alla Maratona.

La seconda: il modo. L'investitore fa poche e solidissime operazioni.

La terza: il metodo. L'investitore si può permettere molti errori e diventare ricco ugualmente.

Il trader è maniaco, povero e masochista. L'investitore è intelligente, ricco e rilassato.

Scegliete voi.

La virtù numero 1 dell'Investitore (davvero) Intelligente è (rullo di tamburi) la SEMPLICITA'.

Non date retta (mai) a chi propone formule astruse e "investimenti" complicatissimi.

I veri soldi li ho sempre fatti (e li farò anche in futuro ne sono certo) con idee Semplici. Attenzione: Semplici non vuol dire Facili. E men che meno: Banali.

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2

Il mio libro della settimana (378)

Carrere: Kolchoz

(Adelphi)

Vi ho consigliato altre volte libri di questo autore. Ho appena letto la sua ultima fatica e non posso esimermi dal suggerirvela subito …

"Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori.

«Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto.

A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz».

I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita.

Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana.

Il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

3

L'articolo della settimana (378)

Quando l'arroganza dilaga, diventa patetica …

"La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto con tono tagliente a Papa Leone XIV, dopo che il pontefice aveva condannato l'operazione militare americana in Iran e ammonito che Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra…"

4

La citazione finale (378)

“Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede.”

(Papa Francesco)

A rileggerci la prossima settimana!

Vostro

Firma Francesco Carlà