Puntata 78 del 22/08/2020:
Avete paura della Volatilità? Non dovreste.

FC Consiglia è la mia nuova rubrichetta. Ogni 7 giorni un Consiglio dal sottoscritto; una brevissima sintesi di un libro che ho appena letto (o che penso sia indispensabile); in più il link ad un articolo che mi è piaciuto molto.

E la Citazione Finale

Buona lettura

1. FC Consiglia (78)

I titoli azionari sono, a medio e lungo termine, gli investimenti che (storicamente) hanno reso di più.

Ma (a breve termine) possono fluttuare in modo tale da rendere la vita difficile a molti investitori che non conoscano se stessi (psicologicamente) e che non capiscano il perchè di queste fluttuazioni.

Le fluttuazioni ci sono per (almeno) due motivi principali:

1 Perchè ai mercati azionari partecipano tre generi di operatori con finalità diverse e con diversi metodi e tempi di attività: a) i traders che operano spesso a breve e brevissimo termine, provocando bruschi movimenti dei prezzi delle azioni; b) le istituzioni cioè fondi, banche e assicurazioni che hanno interessi vari a muovere spesso i mercati; c) il pubblico privato (anche detto retail) che fa muovere il mercato (soprattutto) perchè si comporta in modo a volte (spesso) impulsivo e irrazionale.

E poi il secondo motivo:

2 Perchè le aziende, e quindi le azioni che le rappresentano, hanno una vita economica e finanziaria che è fatta, come per le persone, di alti e bassi.

La psicologia dell'investitore azionario deve essere preparata ad accettare la natura di queste fluttuazioni (e dei movimenti a breve delle azioni), e costruirsi una maturità comportamentale che eviti le reazioni impulsive ed emotive.

Anche perchè la volatilità, a saperla sfruttare, è la nostra migliore amica.

Se volete saperne di più cliccate qui.

La versione Podcast di FC Consiglia (diversa da questa) la trovate cliccando qui.

2. Il mio libro della settimana (78)

S. Leone: C'era una volta il cinema. I miei film, la mia vita

(ilSaggiatore)

Inutile che vi presenti Sergio Leone, tutti abbiamo visto, almeno una volta, i suoi capolavori 'spaghetti western', la trilogia con Clint Eastwood e poi gli altri film fino a C'era una volta l'America.

Ma in questa auto-biografia viene fuori molto di più sull'uomo, sul suo leggendario carattere (caratteraccio) e sulla Roma del cinema, un'epoca forse irripetibile.

"Due occhi di ghiaccio, un poncho sulle spalle, il mozzicone di un sigaro stretto nel ghigno da pistolero. Quel sigaro appartiene a un uomo troppo svelto a sparare, un uomo senza nome la cui mira non conosce perdono.

Ad annunciarlo, mentre si avvicina al galoppo al villaggio di San Miguel, è un fischio malinconico che sembra provenire dalla gola del tempo, dai decenni sepolti nella polvere rossastra del West.

Quell'uomo spietato è l'eroe di una nuova epica, fatta di sangue e piombo, di carne, cavalli e dinamite.

È la Trilogia del dollaro, canto per fucile e macchina da presa, odissea di cacciatori di taglie che ha riscritto il genere western con la lingua di Kurosawa e Céline: film costruiti con gesti ieratici, con tempi dilatati pronti a esplodere in parossismi di violenza, con un ordito di sguardi interminabili, spari improvvisi, dialoghi scarnificati le cui battute si dischiudono in formidabili aforismi. Il regista si chiama Sergio Leone.

"C'era una volta" il cinema - frutto di quindici anni di dialogo ininterrotto con Noël Simsolo tra Parigi, Cannes e Roma - è il testo cui Leone ha affidato il racconto della propria vita e di tutti i film che ha girato.

I fotogrammi dei suoi ricordi portano impressi il cappello di Clint Eastwood e la barba mal rasata di Gian Maria Volonté, le melodie di Ennio Morricone, lo sguardo di Claudia Cardinale e il sorriso offuscato di Robert De Niro, gli incontri con Pier Paolo Pasolini, Klaus Kinski e Orson Welles.

Leggere questo memoir-intervista è come ritrovare in una vecchia cassetta una voce che si credeva smarrita. Una voce acuta, divertita, ferocemente anticonvenzionale, che fra un aneddoto di vita sul set e una riflessione sul cinema finisce per rivelare i segreti di un regista che ha saputo trasformare gli anni del proibizionismo nel romanzo struggente delle amicizie tradite, delle vendette e degli amori perduti.

E che, nell'oblio di una fumeria d'oppio come sulle carrozze di un treno a vapore, ha dipinto l'immagine del tempo mentre fugge via."

3. L'articolo della settimana (78)

Sergio Leone ed Ennio Morricone. Quasi impossibile pensare ad un binomio più perfetto ed indossolubile. Ma il Maestro Morricone ha lavorato moltissimo e non solo per il cinema.

Di recente ho trovato un'intervista al compositore che forse può togliervi qualche curiosità.

"Ennio Morricone è un marchio di fabbrica, una garanzia di successo.

Sia che componga musica, sia che risponda alle domande di un’intervista, il maestro nato a Trastevere, nel cuore di Roma, nel 1928, sa sempre come stare al centro dell’attenzione.

Ma il suo segreto non si chiama Oscar, Grammy o Leone d’oro..."

4. La citazione finale (78)

"Quando ero giovane credevo in tre cose. Il Marxismo, il potere redentore del cinema e la dinamite. Oggi credo solo nella dinamite."

(Sergio Leone)

A rileggerci il prossimo week end!

Vostro


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