Puntata n. 358

Elon Musk e la promessa dell'assassino …

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L'idea della settimana (358)

Carlà ad Elon Musk: Il Bonus da un Trilione (1 Bilione). Ma Chi Paga il Conto?

Elon, caro,

La notizia è vecchia, ma il tema non scade mai: un trilione di dollari di potenziale bonus, se Tesla raggiungerà certi obiettivi di capitalizzazione.

Permettimi di fare una chiosa cruda e necessaria su questa operazione che, diciamocelo, ha l'aria di un numero da circo finanziario più che di un serio piano industriale.

La Montagna del Trilione (Bilione): Fumo o Arrosto?

Innanzitutto, mettiamo i puntini sulle "i" sui fondamentali.

Non sono soldi veri (ancora): Stiamo parlando di stock options, Elon. Non di lingotti d'oro nel caveau. È carta. È la possibilità di comprare azioni Tesla a un prezzo ridicolmente basso se la capitalizzazione della società volerà oltre ogni record. La ricchezza è potenziale, legata alla fede (e alla speculazione) del mercato sul futuro di Tesla.

L'Estrema Diluizione: Ogni volta che eserciti queste opzioni, qualcuno paga. E quel qualcuno sono gli azionisti esistenti. Il tuo guadagno non è generato da un improvviso aumento di liquidità nel bilancio, ma dalla diluizione delle quote di tutti gli altri. È un trasferimento di ricchezza dagli azionisti al CEO. Una mossa da finanza creativa più che da capitalismo sano.

Il Rischio di Borsa: Diciamocelo chiaramente, il valore di Tesla è già sproporzionato rispetto ai margini operativi reali dell'industria automobilistica. Questo bonus è la scommessa estrema che tu possa far schizzare la valutazione ancora più in alto, giustificandola con promesse (robotaxi, IA, Marte) che ancora non producono utili tangibili.

Noi in Italia, Elon, abbiamo il talento di creare incentivi perversi. Tu hai creato il massimo incentivo per il CEO: gonfiare la bolla.

Un bonus da un trilione (1 bilione) non premia il fare bene (produrre auto di qualità con margini sani), premia il fare spettacolo per mantenere la fede degli investitori.

Il Focolaio: Il tuo stipendio base è zero. Questo è l'espediente geniale per dire: "Non mi pago, se non vinco". Ma quando vinci, ti prendi una fetta di torta che riscrive la storia della finanza.

Per me, il buon capitalismo premia l'utile netto, la liquidità e la riduzione del debito. Questo maxi-piano premia la visione (e la sua accettazione da parte della Borsa), che è cosa ben diversa dall'avere i soldi in cassa.

Conclusione:

È un'operazione finanziaria incredibile. Ma il tuo paycheck da un trilione (1 bilione) dipenderà, in ultima analisi, dal fatto che il mercato continui a trattare le azioni Tesla non come quelle di un'azienda automobilistica, ma come quelle di una startup in rampa di lancio che, teoricamente, è destinata a dominare l'universo.

Un numero pazzesco. Ma ricordati che la gravità finanziaria (ovvero, gli utili reali) alla fine attira sempre. E quando la bolla si sgonfia, il conto lo pagano sempre gli stessi.

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Il mio libro della settimana (358)

L. Ronchi: Mario Schifano, una biografia

(Johan & Levi)

Mario Schifano è stato un artista davvero diverso. Può piacere o non piacere, ma certo la sua vita e la sua arte hanno registrato gli anni sessanta, settanta ed ottanta di un modo di vedere l'Italia …

"Mi conoscono anche quelli che non mi conoscono, quindi inventate quello che volete": così Mario Schifano era solito allontanare gli aspiranti biografi che lo assediavano.

Attraverso una narrazione a più voci delle persone che lo hanno "vissuto", seguito e sopportato, Luca Ronchi ci offre una possibile biografia di Mario Schifano. Lo scenario del viaggio nel tempo propostoci da Ronchi non può che essere Roma, il "paesone cosmopolita" che durante la guerra accoglie Schifano ancora bambino di ritorno dalle bianche spiagge della Libia.

Sotto gli indimenticabili cieli della Città Eterna, sulla terrazza di piazza Scanderbeg che fungeva da studio en plein air, nei primi anni sessanta Mario inizia a dipingere quei monocromi che lo renderanno uno dei protagonisti dell'arte italiana del Novecento.

Fonda un gruppo pop-rock; si cimenta in filmati all'avanguardia; frequenta intellettuali e aristocratici; cambia macchine, abiti e televisori con una rapidità sconvolgente; viene arrestato e "messo alla gogna" per il consumo di sostanze stupefacenti.

Forse nell'immaginario popolare Schifano resterà sempre l'incarnazione perfetta della concezione romantica che vede nell'artista genio e sregolatezza.

Oltre la fama, però, spenti i flash delle cronache mondane c'è un pittore ancora tutto da scoprire che negli ultimi tempi amava citare una frase di Lucian Freud: "the man is nothing, the work is everything".

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L'articolo della settimana (358)

I tesori prima o poi saltano fuori ...

"Ricompare, un secolo dopo, e dopo aver alimentato ogni tipo di leggenda e di teoria cospirativa, il tesoro degli Asburgo. Incluso il Florentiner, il «fiorentino», un diamante da 137 carati tra i più famosi al mondo."

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La citazione finale (358)

“Un bacio sulla mano può farti sentire meglio, ma una tiara di diamanti è per sempre.”

(M. Monroe)

A rileggerci la prossima settimana!

Vostro

Firma Francesco Carlà