C. Bonington: In salita. Una vita al limite
(Solferino)
Non è certo la prima volta che vi consiglio un libro che parla di scalatori e di avventurieri estremi.
Sono un lettore avidissimo di biografie di uomini che hanno la passione per l'avventura, ma che sanno gestire i rischi e controllare le loro imprese. Per questo portano sempre a casa la pelle.
Non trovate che questo genere di esperienze siano una metafora abbastanza prossima a come si comporta un Maratoneta dell'Investimento Intelligente?
Amore per la precisione e per il Metodo. Sguardo rivolto verso il futuro. Consapevolezza che le montagne (o il mare) non si possono affrontare con stupidità e spavalderia.
Esattamente come i mercati.
Forse è per questo che non ho particolare voglia di emulare le loro imprese, ma ho grande interesse e rispetto per le loro vite. C'è così tanto da imparare.
"Chris Bonington è uno dei più grandi alpinisti al mondo.
A più di ottant’anni, non smette ancora di affrontare le cime e se stesso: la montagna è per lui sfida, ricerca del limite, senso della vita.
In questa autobiografia racconta la sua storia straordinaria: la famiglia, da cui eredita il temperamento avventuroso; la madre, una donna forte, coraggiosa, anticonformista, che lo alleva con tenerezza e determinazione durante gli anni della guerra; l’attrazione per le vette, un magnete irresistibile che lo allontana prima dalla carriera militare e poi da quella nel marketing, reclamandolo a sé come unico scopo dell’esistenza.
E di qui, le infinite scoperte che la montagna riserva a chi la pratica, la ama, non può farne a meno: la gioia nella conquista di nuove vette; lo sconforto nei fallimenti, dai quali c’è sempre una lezione da imparare; la pazienza nell’aspettare il momento giusto e il coraggio nel coglierlo; il dolore per la perdita di cari amici e compagni di cordata.
Nonostante traguardi e record, fama e onori, niente lo ha potuto proteggere dalla malattia che ha condotto Wendy, sua moglie, fonte inesauribile di fiducia e di conforto, a una trista fine.
Scalando l’Old Man of Hoy, la torre che sfida tutti i climber del mondo ergendosi fra le onde dell’Atlantico con i suoi centotrenta metri di altezza, Chris porta con sé i suoi ottant’anni, il peso del dolore e un corpo ben diverso da quello con cui aveva affrontato l’impresa quando ne aveva poco più di trenta.
Ma giunto in cima, sente di aver capito il senso di questa sfida: fare di ogni giorno un giorno pieno di significato, continuare a camminare, scalare, godersi la vita rendendola più ricca ed emozionante possibile.
È a partire da questa consapevolezza che Chris ci racconta come è arrivato fin qui."