Puntata n. 383

Quante volte al giorno guardate il prezzo delle vostre azioni?

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L'idea della settimana (383)

Una delle cose più ansiogene che esistano è guardare di continuo i prezzi delle azioni che fanno parte del nostro portafoglio.

A parte l'ansia, tormentarsi con le quotazioni dei titoli è prima di tutto inutile e poi perfino dannoso.

Perché? Adesso ve lo racconto …

Provate ad immaginare che esistesse una Borsa dove fosse quotato il prezzo della casa dove abitate. Andreste più volte al giorno a vedere quanto 'vale' in quel preciso momento?

La risposta corale è (ovviamente) NO.

E non lo fareste per almeno due ottime ragioni:

La prima: probabilmente non dovete o non volete vendere.

La seconda: sapete perfettamente che i prezzi oscillano, ma i valori molto meno.

Queste due cose sono altrettanto valide per i nostri investimenti azionari.

Non compriamo titoli di società quotate per rivenderli il giorno dopo (o il mese dopo.) E nemmeno l'anno dopo. Lo facciamo perché abbiamo (ottime) ragioni per ritenere che i nostri risparmi possano creare valore, fungendo da capitale per aziende che capiamo e conosciamo, gestite da manager onesti, bravi e dinamici.

(Due dei 4 Filtri del sottoscritto per Investire Bene).

Ecco perché non ha alcun senso guardare i prezzi dei nostri titoli troppo di frequente (se non per sfruttare buone occasioni che la bipolarità di Mr. Market potrebbe proporci).

Come dice il nostro amico Warren Buffett: "Investite come se la Borsa chiudesse domani e riaprisse fra 5 anni."

E il sottoscritto è molto d'accordo.

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Il mio libro della settimana (383)

A. Faraj: Perché ero ragazzo

(Sellerio)

Un libro da leggere che racconta una storia incredibile. Ma vera.

"Nell'agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l'Italia dista 500 chilometri, circa un'ora di volo, Alaa ha appena 20 anni.

È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l'Italia, un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice.

Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l'unica strada è salire a bordo di un barcone con due amici, anche loro calciatori.

Durante quella maledetta traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva.

I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa afferma da anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale.

Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, ironica, piena di stupore.

Lo ha scritto lettera dopo lettera, inviandole ad Alessandra Sciurba, conosciuta in carcere durante un laboratorio, da anni la voce e il volto della battaglia di Alaa per la verità.

"Perché ero ragazzo" è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l'indecenza delle morti per mare, l'arresto, la condanna, i primi 10 anni di carcere.

Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo sbigottito e una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato.

La sua battaglia per la libertà è diventata la battaglia di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d'inchiesta, programmi Rai, Le Iene, quotidiani nazionali, un'attenzione che non accenna a scemare.

Sono più di 3.000 le persone arrestate negli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» - nella sentenza dei giudici «l'ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» - ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo."

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L'articolo della settimana (383)

Non tutti i passeggeri di un volo passano inosservati al personale di bordo …

"Siete simpatici al personale di bordo sull'aereo o gli date sui nervi? Sembra che alcuni codici lo rivelino. Un assistente di volo inglese ha infatti rivelato al The Sun alcune parole in codice di hostess e steward utilizzate per parlare senza essere capiti dai viaggiatori. I codici sono noti in tutto il settore."

4

La citazione finale (383)

“Se il denaro scorre veloce, tutte le porte si aprono.”

(W. Shakespeare)

A rileggerci la prossima settimana!

Vostro

Firma Francesco Carlà